Non detto

10 novembre 2014

La comunicazione pubblica della scienza sul web. Il progetto lucacoscioni.it (old post)

La comunicazione pubblica della scienza sul web. Il progetto lucacoscioni.it (old post)

Giovedì 5 dicembre 2013 a Roma, presso la Nuova Aula dei Gruppi parlamentari, si è tenuto il convegno dal titolo “Le ragioni della scienza e della libertà di ricerca, le risposte (mancate) della politica e dei media, la necessità di assicurare una corretta informazione e conoscenza scientifica”.

L’incontro ha visto la partecipazione di importanti esponenti del mondo della politica, della scienza e dell’informazione e ha rappresentato un momento di confronto e di dibattito sulla situazione attuale della comunicazione pubblica della scienza in Italia.

In questa occasione sono stati presentati due progetti che portano la firma di Maria Antonietta Farina Coscioni: l’Istituto Luca Coscioni e il nuovo sito lucacoscioni.it. Il sito web dedicato a Luca rappresenta il primo prodotto di comunicazione del neo-nato Istituto che porta il suo nome e che mira ad essere una piattaforma in grado di mettere in connessione attori provenienti dal mondo della scienza, dei media, della politica e della società civile, per migliorare i processi di comunicazione pubblica della scienza.

Nel corso del mio intervento, prima di presentare il piano di comunicazione da me elaborato, ho avuto modo di contestualizzarne l’ambito di riferimento, passando brevemente in rassegna i principali modelli di comunicazione pubblica della scienza, evidenziandone le relative implicazioni e mostrando brevemente i limiti e le potenzialità dei processi di comunicazione scientifica in Rete.


La comunicazione pubblica della scienza
È possibile definire la comunicazione pubblica della scienza come quell’insieme di pratiche che mirano a far conoscere e comprendere la produzione scientifica ad un pubblico di non esperti. Da un punto di vista sociologico è interessante comprendere i processi attraverso i quali la comunità scientifica produce, organizza e comunica la propria attività di ricerca.

 

I modelli della comunicazione pubblica della scienza

«Al mondo, non ci sono più di una dozzina di persone in grado di capire la mia teoria».

Albert Einstein

Per il sociologo italiano Massimiano Bucchi (2002), il commento appena riportato e attribuito ad Albert Einstein dal quotidiano New York Times nel dicembre del 1999, ben rappresenta un modo di concepire la scienza come un qualcosa di troppo complesso per essere compreso dal grande pubblico.
Tale concezione «diffusionista» e «tradizionale» vede la scienza come un ambito completamente separato dal resto della società, che delega al mondo dei media e dei divulgatori scientifici il compito di tradurre la produzione scientifica attraverso un linguaggio comprensibile ai non addetti ai lavori, trasportando dunque la scienza da un ambito specialistico ad uno divulgativo.

A questa concezione piuttosto semplicistica, si oppone il modello di continuità, elaborato da Cloître e Shinn (1985), dove la comunicazione pubblica della scienza è intesa come un processo graduale che attraversa diversi livelli connessi tra loro.

 

Nello specifico sono individuati all’interno del processo comunicativo della scienza quattro livelli.

  1. Livello intraspecialistico. Questo è il livello più distintamente esoterico, il cui prototipo è il paperpubblicato su una rivista scientifica specializzata. Prevalgono i dati empirici, i riferimenti alle attività sperimentali e i grafici.
  2. Livello interspecialistico. A questo livello appartengono diversi tipi di testi, dagli articoli realmente interdisciplinari pubblicati in “periodici ponte” (bridge journals) come “Nature” e “Science, alle relazioni che vengono presentate nel corso degli incontri tra ricercatori di una stessa disciplina, ma che lavorano su temi differenti.
  3. Livello pedagogico. È il livello che Fleck (1935) denomina “scienza dei manuali”, dove il corpusteorico è già sviluppato e consolidato e il paradigma corrente viene presentato in maniera completa. L’enfasi è posta sulla  prospettiva storica sulla natura cumulativa dell’impresa scientifica.
  4. Livello popolare. Cloître e Shinn uniscono sotto questa etichetta sia gli articoli sulla scienza pubblicata nella stampa quotidiana, sia la “scienza amatoriale” dei documentari scientifici televisivi. In questi testi i due studiosi rilevano una maggiore quantità di immagini metaforiche e una marcata attenzione a problemi riguardanti la salute, la tecnologia e l’economia.

 

Deviazioni e trasformazioni del modello di continuità
Il modello di continuità non sempre però rappresenta un processo lineare. Può infatti capitare che vi siano delle “deviazioni” del flusso comunicativo nei passaggi tra i diversi livelli appena descritti. Uno degli esempi più pertinenti si manifesta quando un ricercatore per velocizzare le pratiche di revisione scientifica (peer review) si rivolge direttamente all’opinione pubblica scavalcando di fatto la comunità scientifica. Altra implicazione molto importante di tale modello è rappresentata dal fatto che ad ogni passaggio di livello le informazioni vengono necessariamente sottoposte a una “trasformazione”, a una riduzione della complessità.

II sistema dell’informazione ha una responsabilità sociale in questo processo di compressione delle informazioni che sempre più spesso si traduce in una eccessiva semplificazione dei fatti scientifici. Alla quasi inesistenza della copertura informativa

si aggiungono dunque anche altri parametri qualitativi inerenti alla scarsa qualità dell’informazione, le cui cause possono essere di diversa natura: dalla mancanza di collaborazione tra scienziati e divulgatori, passando per la superficialità e incompetenza dei giornalisti scientifici, fino ad arrivare a fenomeni di “paura” nell’andare contro il politicamente corretto, il senso comune e l’opinione pubblica.

Una informazione non corretta può agevolare fenomeni pericolosi. Ne è un esempio la trattazione mediatica del “caso Di Bella” che sancì quello che Umberto Eco ha definito il «trionfo della fiducia magica nel risultato immediato».

Così come evidenziato in un articolo di Antonio Scalari sul blog Valigia Blu tale espressione «calza bene anche al caso Stamina».

I cittadini hanno però oggi molte più possibilità rispetto a ieri di informarsi e di approfondire determinate tematiche grazie anche alle innovazioni delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

 

La comunicazione pubblica della scienza sul web

Oggi il Web è diventato uno strumento di diffusione culturale in cui gli utenti si riconoscono e diffondono se stessi. Internet e i nuovi media portano con sé cambiamenti del modo in cui le conoscenze circolano nella società, aumentano la connettività sociale e la capacità di ottenere informazioni, tutto questo con effetti misti: positivi se pensiamo al sapere diffuso e ad un agire più consapevole; negativi se vediamo la presenza di idee più volatili, eccesso di informazione e di passività.

Relativamente all’ambito della divulgazione scientifica, Internet e il Web hanno consentito un abbattimento delle distanze fisiche e temporali, con una conseguente riduzione dei costi relativi all’accesso alle informazioni scientifiche. Si pensi ad esempio a tutti quei materiali ricercabili e accessibili in Rete gratuitamente o a pagamento: libri, riviste, e-journal, paper, etc..

I percorsi ipertestuali presenti in Rete possono rappresentare anche un rimedio all’eccessiva compressione dei media tradizionali, permettendo ai cittadini di decomprimere l’informazione. In altri termini, il Web consente di approfondire l’informazione (in base alle specifiche competenze individuali ed esigenze) risalendo i diversi livelli del modello di continuità della comunicazione pubblica della scienza visto in precedenza.

Il processo di democratizzazione nell’accesso alle informazioni si manifesta anche sotto il profilo del pluralismo delle fonti informative che rappresenta un importante propulsore per la democrazia e per il progresso scientifico.

 

Per ogni beneficio c’è sempre un costo da pagare

A tali vantaggi corrispondono inevitabilmente alcuni aspetti critici. Infatti, se da un lato il pluralismo rappresenta un “antidoto” al pensiero unico e ideologico, il fenomeno del cosiddetto “information overload”, ovvero del sovraccarico informativo, può creare possibili spaesamenti da parte dei fruitori. Al crescere del materiale informativo, dunque, cresce anche la necessità di trovare un aiuto nel processo di decodifica dei messaggi.
Un secondo aspetto non meno importante è quello relativo all’attendibilità e credibilità delle fonti in Rete. Non è sempre un’operazione facile distinguere una notizia falsa da una veritiera e lo stesso vale per tutte quelle informazioni a carattere scientifico. Può infatti capitare che sul Web vengano pubblicate ricerche e scoperte che non siano state preventivamente sottoposte a quei processi di legittimazione e validazione scientifica. Così come evidenziato dal sociologo Luigi Caramiello questo particolare esempio dimostra due cose: «la prima è che gli esiti migliori, nell’interesse dei singoli e della collettività, derivanti dall’esercizio di quel primario bene che deve continuare ad essere la libertà, non si deve pensare siano sempre coincidenti con l’idea di mancanza assoluta di riferimenti normativi, regole e meccanismi di controllo; la seconda cosa è che presupposti “irrazionali” o semplicemente fattori di scompenso, nella comunicazione, possono derivare dalle strutture di vertice nella gerarchia del potere, ma anche provenire dal territorio della “società civile”, giungere sia dall’alto che dal basso della stratificazione sociale».

In sintesi, anche in Rete, così come per il mondo offline, vi è il crescente bisogno di “soggetti” capaci di filtrare e comunicare in maniera adeguata la produzione scientifica.

Il progetto lucacoscioni.it si colloca nell’ambito appena descritto e si configura come un prodotto di comunicazione pubblica della scienza.

 

Il piano di comunicazione “lucacoscioni.it”

Per la progettazione e la realizzazione del sito, è stata seguita una precisa metodologia, la stessa utilizzata dalle pubbliche amministrazioni per organizzare la comunicazione pubblica, ovvero il “piano di comunicazione”: «uno strumento che serve a programmare le azioni di comunicazione di una organizzazione in un certo arco temporale»

Il piano di comunicazione permette di interrogarsi sulla finalità comunicativa (perché comunichiamo), individua gli attori (chi comunica e a quali destinatari), ne indica i prodotti (il cosa si dovrebbe realizzare), con quali strumenti e con quali risorse. Tutte queste variabili vengono tra di loro logicamente correlate per avere una visione complessiva della comunicazione.

Di seguito la presentazione completa del progetto “lucacoscioni.it”

 

Marco Cerrone
Roma, 5 dicembre 2014


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